Lenzuoliamo – Palermo 2020

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Istituto: Volta

Lavoro dedicato alle vittime di mafia:

Girolamo Marino: era il primario di chirurgia nell’ospedale di Locri, venne ucciso in un agguato mafioso il 23 Ottobre 1988 all’ingresso dell’ospedale in cui lavorava. 48 ore prima dell’accaduto la sua equipe aveva operato una bambina di nome Caterina di appena 4 anni che,dopo essersi risvegliata dall’anestesia, era entrata  in coma.Gli spararono la sera del 22 ottobre e l’uomo fu ridotto in fin di vita. Marino stava rientrando a casa dall’ospedale di Locri alla guida della sua macchina. I killer, almeno due, lo costrinsero  a fermarsi sparando a una gomma dell’automobile. L’ omicidio fu quindi inquadrato in una sorta di vendetta per le cure che Marino aveva prestato alla piccola Caterina  e che non  avevano  avuto gli effetti sperati. Marino lasciò annientata una giovane moglie vedova e incinta e un piccolo figlio orfano. La bambina morì il 25 Ottobre;l’autopsia effettuata sul corpo confermò il buon lavoro fatto dai medici che però non hanno ottenuto il risultato che si sperava.Il primo sospettato fu il padre della bambina, Antonio Giampaolo , si pensava avesse ucciso Girolamo per vendetta personale in seguito alla morte della figlia. Il 29 Giugno 1990 il giudice di istruttore di Reggio Calabria emise due mandati di cattura per Giuseppe Giampaolo e il fratello Antonio attribuendogli la colpa dell’uccisione del medico e dandogli così 24 anni di pena da scontare.

Nell’immagine un lavoro dedicato a Girolamo Marino

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Istituto: Einaudi

Lavoro dedicato alle vittime di mafia:

  • Mario Boscone: morì durante un attentato,  che ha coinvolto vari carabinieri. L’attentato fu compiuto dalla banda dei “Niscimesi” il 28 gennaio. I corpi delle vittime vennero ritrovati in una miniera nel 48′.
  • Biagio Pistone: era un maresciallo dei Carabinieri, fu ucciso il 14 novembre del 1923 a Canicattì da Peppino Faccipanti (detto Giacona) un latitante. Nonostante fosse stato colpito da un colpo di rivoltella, bloccò comunque al suolo il mafioso fino all’arrivo dei rinforzi.
  • Celestino Zappone: nato a Pontelandolfo il 13.03.1909 è stato un Commissario di Polizia vittima della mafia. All’età di 43 anni, vittima di un agguato, viene gravemente ferito a Partinico nei pressi di un bar alle ore 21,30 del giorno 3 settembre 1948. Trasportato nell’ospedale militare Principale di Palermo vi giunge già morto
  • Antonio Carlo Cordopatri: nato a Oppido Mamertina, barone calabrese e proprietario di numerosi terreni coltivati ad ulivi ed agrumi, entrò nel mirino della ‘Ndrangheta perchè quest’ultima per esercitare il proprio potere e predominio sul territorio. Il barone Antonio Carlo Cordopatri dei Capece viene ucciso il 10 luglio 1991 a Reggio Calabria in pieno centro e in pieno giorno
  • Giuseppe Mascolo: titolare di una farmacia a Cellole, un piccolo comune vicino a Sessa Aurunca (Caserta), dove aveva ricoperto vari incarichi politici e comunali, fu ammazzato a 61 anni il 20 settembre 1988 a Baia Domiza  perché si era rifiutato di scendere a patti con la Camorra.
  • Emanuele Greco: nato a Lascari il 25 aprile del 1920, è stato un Carabiniere vittima della mafia. Fu ucciso il 28 gennaio 1946. Nel corso di un servizio perlustrativo insieme ad altri militari, non esitò ad affrontare un folto numero di fuorilegge, appartenenti a una pericolosa banda armata. 

Nell’immagine un lavoro dedicato a Mario Boscone

Istituto: Gandini

Lavoro dedicato alle vittime di mafia:

  • Pietro Polara: Gela (CL) // 27 febbraio 1989 // 46 anni. Nacque a Gela in provincia di Caltanissetta. Era un commerciante di Macchine Agricole. Nel 1985 venne dichiarato cavaliere del Lavoro dalla Bertolini per il lavoro svolto brillantemente in 20 anni di attività. Interessato alla politica, si candidò per ben due volte con il Partito Democratico Cristiano nel 1988. Venne ucciso nel quartiere residenziale di Macchitella a Gela il 27 febbraio del 1989, in seguito a una sparatoria legata a una vendetta trasversale.

Nell’immagine un lavoro dedicato a Pietro Polara

Istituto: Casalpusterlengo

Lavoro dedicato alle vittime di mafia:

  • Marcello Palmisano: lavorando per il TG2 come telecineoperatore ha potuto fare diversi servizi in Italia e all’estero, come Vietnam e Somalia. Proprio in Somalia il 9 febbraio del 1995 venne brutalmente assassinato, mentre occupava il ruolo di testimone di verità, con il compito di indagare sulla lotta tra due multinazionali attive nel commercio delle banane. Stando ad alcune dichiarazioni, Marcello Palmisano morì per un fatale scambio di persona, infatti venne scambiato come spia da parte da una delle due ditte. Il suo corpo è ora custodito a San Michele in un’area del cimitero dedicata ai cittadini illustri defunti. L’I.C. di San Michele Salentino assegna annualmente borse di studio intitolate a Marcello Palmisano, ricordando “la sua costante attenzione agli ultimi, ai diseredati che popolavano e popolano le periferie del mondo, i luoghi dove la fame e la guerra sono di casa”. Come tanti altri giornalisti che hanno difeso la verità a costo della vita, è da considerarsi infatti – così lo ricordano regolarmente gli amministratori comunali – “un eroe in piena regola che ha combattuto e sfidato il male con una nitida intelligenza fatta di semplicità ed umiltà, affrontando e difendendo il suo lavoro in nome della libertà di espressione e del diritto a raccontare la verità”.In occasione dei 23 anni alla sua morte, il figlio ha pubblicato su Facebook una lettera nella quale ha sostenuto l’ipotesi più accreditata in merito alla morte del padre, cioè lo scambio di persona in una guerra per il controllo dell’export di banane verso l’Europa, invitò inoltre a riflettere sul lato violento del sistema economico di cui l’umanità si è dotata. Ha concluso lanciando questo appello: “Cerchiamo di essere giusti, raccontiamo cosa è successo, affinchè nessuno dei nostri cari sia caduto invano e nella speranza che qualche coscienza si risvegli”.

Nell’immagine un lavoro dedicato a Marcello Palmisano

Istituto: Castiglione

Lavoro dedicato alle vittime di mafia:

  • Antonio Valenti: Locri (RC) // 12 marzo 1991 // 31 anni. Antonio Valenti lavorava come contabile presso la ditta “Gallo Bitumi”. I proprietari dell’impresa da anni continuavano a subire e denunciare ingenti richieste estorsive nei loro confronti. La sera dell’11 marzo 1991 a Locri, Antonio fu ferito gravemente da colpi di arma da fuoco e morì il giorno dopo. Ucciso per ritorsione nei confronti dei suoi datori di lavoro, che non avevano voluto piegarsi alle richieste della ‘ndrangheta

Nell’immagine un lavoro dedicato a Antonio Valenti

Istituto: Calamandrei

Lavoro dedicato alle vittime di mafia:

  • Salvatore Manzi: era un sottufficiale della Marina, capo di terza classe negli uffici del Ministero della Difesa e parente, alla larga, del boss Salvatore Cava di Quindici, paese devastato da trent’ anni di faida con i nemici Graziano. La feroce esecuzione avviene alle 22, in un campo di calcetto a Cicciano, vicino a Napoli, durante una partita di calcio tra amici che era solito fare nei suoi week-end di pendolare tra Roma, quartiere Eur, sede della Direzione generale delle Telecomunicazioni, e Nola, dove lo aspettavano la giovanissima moglie e il figlioletto di cinque anni. Poi, dopo essersi avvicinati al maresciallo Manzi e avergli sollevato il mento per esser certi della sua identità, lo hanno fulminato con tre pallettoni.

  • Vincenzo Grasso: commerciante di automobili, sposato con tre figli, ucciso dalla ‘ndrangheta il 20 marzo 1989 a Locri. Subito arrivano le richieste estorsive della ‘ndrangheta che diventano sempre più pressanti fino a sfociare in minacce, intimidazioni, pressanti richieste estorsive e danneggiamenti. Grasso ama il suo lavoro, l’onestà, la dignità e la sua terra che non vuole abbandonare, anche se si presentano diverse occasioni per farlo. È la sera del 20 marzo 1989: Grasso si trova dinanzi alla sua concessionaria quando all’improvviso arrivano due killer e gli sparano contro diversi colpi d’arma da fuoco assassinandolo.

Nell’immagine un lavoro dedicato a Salvatore Manzi

Istituto: Villa Igea

Lavoro dedicato alle vittime di mafia:

  • Vincenzo Salvatori: Ignazio Salemi e Carmelo Cinquemani era una giornata di lavoro come tante altre. Partirono dalla Banca d’Italia di Agrigento con il furgone porta valori quando da una traversa sbucò fuori un autocarro. Salvatori, che era alla guida del portavalori, tentò invano la fuga. Dal camion scesero quattro malviventi, si avvicinarono al furgone e spararono a Salvatori. Fu ferito anche Salemi che sedeva accanto a lui. Il terzo metronotte, Carmelo Cinquemani, riuscì ad avvisare la centrale. 

  • Nicola Guerriero: fu ucciso a Torre Santa Susanna. Nel corso di una faida tra i Bruno e i Persano, il loro figlio Romolo scompare, vittima di lupara bianca. Solo nel 1990, nove persone erano scomparse, tutte vittime di lupara bianca. Salvatora e Nicola decidono di testimoniare contro i fratelli Bruno, ritenendoli responsabili della morte del figlio. Ma nel 1991 la coppia, scompare nel nulla. Romolo venne ritrovato grazie alle rivelazioni di un pentito, sepolto proprio vicino al podere di contrada Monticelli. Con la morte dei genitori, la figlia, diventa testimone di giustizia ed è grazie a lei se sono stati condannati gli assassini. 

  • Giuseppe Spada: era sposato e aveva tre figli. Era un imprenditore, titolare di una piccola azienda di agrumi. Viene ucciso all’età di 47 anni, mentre si trova al volante della sua Regata, con 3 colpi di pistola da un killer che apre il fuoco dal sellino di una moto guidata da un complice. A Giuseppe Spada è dedicata l’associazione antiracket di Avola: Associazione Vittime della Mafia e della Criminalità Giuseppe Spada.

  • Giovanni Carbone: era un giovane di 28 anni. Giovanni Carbone aveva intenzione di trascorrere qualche giorno di vacanza con i genitori.Giovanni stava facendo ritorno in paese, quando sono entrati in azione i killer per uccidere Emanuele Sedita, per il giovane muratore non c’è stato niente da fare.Morto perché ha visto in faccia i killer che hanno freddato con dei colpi di pistola al petto e al collo Emanuele Sedita durante un regolamento di conti tra famiglie mafiose.

  • Nicolò Piombino nasce a Caltagirone nel 1927 e si arruola nell’arma dei Carabinieri rimanendo in servizio fino al 1976. In un tardo pomeriggio del 1982 – a soli undici giorni dall’attentato mafioso avvenuto a Isola delle Femmine, in cui perse la vita Giacomo Impastato, nipote del boss di Cinisi, Tano Badalamenti – poco prima di recarsi in Parrocchia, Nicolò Piombino, reo di aver fornito informazioni agli ex colleghi impegnati nelle indagini sul delitto Impastato, venne barbaramente assassinato dalla mafia in un agguato dinanzi all’uscio di casa su

Nell’immagine un lavoro dedicato a Nicolò Piombino

Istituto: Livraga

Lavoro dedicato alle vittime di mafia:

  • Antonio Lodovico Bruno: Ucciso il 13 Marzo 1991, era direttore della banca popolare di Belpasso
    Al termine si una spedizione punitiva voluta da una cosca mafiosa venne aggredito a calci e pugni fino alla morte per non aver ceduto alle minacce.

Nell’immagine un lavoro dedicato a Antonio Ludovico Bruno

Istituto: Lodi V

Lavoro dedicato alle vittime di mafia:

  • Storia dei tre carabinieri: Il 16 ottobre del 1945 sette carabinieri del Nucleo di Niscemi (CL), usciti per il consueto pattugliamento della campagna, furono brutalmente assaliti a colpi di fucile e bombe a mano da una pericolosa banda criminale, la cui violenza colpiva soprattutto i carabinieri. Tre muoiono sul colpo: l’appuntato Michele DI Miceli e i carabinieri Mario Paoletti e Rosario Pagano, altri quattro rimasero gravemente feriti.

Nell’immagine un lavoro dedicato a Mario Paoletti

Istituto: Maleo

Lavoro dedicato alle vittime di mafia:

  • Antonio Brandi: Il 21 luglio 1995 Antonio Brandi, incensurato, venne ucciso a bruciapelo con svariati colpi di pistola da persone non identificate. L’agguato è avvenuto nei pressi della zona di Qualiano, un quartiere alla periferia settentrionale di Napoli. L’omicidio ha matrice camorristica per cui non si esclude che Antonio possa aver offeso le organizzazioni criminose in lotta tra di loro oppure aver assistito a un episodio relativo all’attività dei clan diventando un testimone da eliminare.

  • Carmelo Zaccarello: 23 anni, fu la vittima innocente della “strage del bar Moka ” a Siracusa il 10 Novembre 1988. Stava parlando con la fidanzata davanti al bar, di cui il padre è il titolare, quando un commando formato da due giovani killer è entrato in azione scaricando le loro pistole tra la gente presente, ferendo, in maniera anche grave, tre persone ed uccidendo, oltre a Carmelo, anche il vero obiettivo dell’aggressione.

  • Fabio Nunneri: giovane di 20 anni, è stato ucciso a Bacoli (NA), il 18 agosto del 2004, con una coltellata al petto, per aver tentato di dirimere una rissa scoppiata per motivi di viabilità. L’omicida, identificato subito dai carabinieri, si è presentato negli uffici della questura di Napoli, accompagnato dal padre e dal suo legale, e si è costituito. Ai funzionari della polizia, il ragazzo ha fornito ulteriori dettagli sulla dinamica del litigio, scattato per motivi di viabilità e conclusosi con la morte di Fabio Nunneri.

Nell’immagine un lavoro dedicato a Antonio Brandi

Istituto: Novello

Lavoro dedicato alle vittime di mafia:

  • Claudio Taglialatela: studente universitario di viene ucciso il 9 dicembre 2003 durante una rapina in via Seggio del Popolo a Napoli. Mentre attendeva un amico sotto casa sulla sella del suo motorino, insospettito dalla presenza di due uomini che lo osservavano, chiama col cellulare l’ amico, avvertendolo che avrebbe fatto un giro intorno al quartiere. Nel momento in cui parte viene raggiunto dai colpi di pistola dei due rapinatori. 

  • Giuseppe Marino: vigile urbano viene ucciso nel 1993 a Reggio Calabria nei pressi della Villa Comunale, mentre sta verificando il rispetto dell’ ordinanza ministeriale che vieta il transito e la sosta di automobili e motocicli lungo il corso Garibaldi. 

  • Pietro Cerulli: agente di custodia, viene ucciso nel 1980 in un agguato mafioso. In servizio presso il carcere di Palermo dell’Ucciardone viene raggiunto nei pressi della sua abitazione verso mezzanotte da alcuni colpi partiti da una auto appostata.L’ agente operava dove erano reclusi i condannati per mafia, tra cui Bagarella. La sua esecuzione è  riconducibile ad una punizione per uno” sgarro” effettuato nei confronti di qualche detenuto.

Nell’immagine un lavoro dedicato a Pietro Cerulli

Istituto: Somaglia

Lavoro dedicato alle vittime di mafia:

  • Antonio De Rosa: Giugliano (NA) // 23 ottobre 1982 // 46 anni una sera del 1982, il medico di base Antonio De Rosa rientra a casa, a Giugliano in Campania (NA).Prima di raggiungere la famiglia per la cena, Antonio si ferma a parlare con il custode del palazzo e altri condomini. A raggiungere gruppo di persone anche Antonio Sciorio, membro del clan di Cutolo. Quella sera Antonio indossava una giacca simile nel colore a quella vestita da Sciorio. Tanto è bastato perchè l’uomo divenisse obiettivo di un agguato di camorra diretto a colpire l’affiliato ai cutoliani.

  • Antonino Burrafato: termini Imerese // 29 giugno 1982 // 49 anni Era vice-brigadiere in servizio presso la Casa Circondariale dei Cavallacci di Termini Imerese. Lavorava presso l’ufficio del penitenziario dove transitò il boss Leoluca Bagarella che stava tornando a Palermo a causa della morte del padre. L’arduo compito toccò al brigadiere Burrafato che quindi impedì al Bagarella di recarsi al funerale del padre. Dopo un acceso alterco, il boss giurò di vendicarsi, cosa che poi avvenne qualche tempo dopo. Giunto a piazza Sant’Antonio, a poche decine di metri dal carcere, un commando di quattro uomini lo uccise usando esclusivamente armi corte.

  • Giovanni Gambino: Palermo (PA) // 19 agosto 1982 // 36 anni proprietario di un’azienda di imbottigliamento di bibite a Brancaccio (Palermo). Fu ucciso il 19 agosto del 1982 perché si rifiutò di cedere a una richiesta estorsiva. Aveva 36 anni.

Nell’immagine un lavoro dedicato a Antonio De Rosa

Lenzuoliamo – Palermo 2020

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